Vaia un anno dopo

ph_Roberta Segata

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A un anno dalla tempesta Vaia è ora di bilanci. E di riflessioni sulla necessità di adottare politiche sostenibili non solo personali ma anche professionali.

 

È già passato un anno dalla tempesta Vaia che ha sradicato milioni di alberi e devastato interi boschi tra Trentino, Alto Adige e Veneto. Un anno frenetico di lavori, ripristini, interventi di messa in sicurezza, riapertura di percorsi, attività imponenti ed inattese.

È passato un anno, e si cominciano a fare i primi bilanci, non solo da parte di chi è stato chiamato a riportare alla normalità questi territori profondamente feriti.

Scrivevo un anno fa:“Questi fatti mi hanno sconvolto lo stomaco e svuotato l’anima. Mi chiedo cosa posso fare io, più di quello che faccio da tempo. Vivo in una città (Trento) ai vertici delle classifiche del riciclo, e faccio la mia parte. Cerco di vivere una vita responsabile, con consumi sensati e tendenzialmente rispettosi del territorio, delle stagioni e così via. Limito gli spostamenti inutili, cerco di usare i mezzi pubblici. Ho sempre creduto alla sensibilizzazione, ai movimenti dal basso, a dare l’esempio, partendo dai figli, a parlarne con gli amici e con i conoscenti. Sono di natura ottimista, ed ho sempre pensato che sarebbe potuto bastare, che il mio timido ambientalismo servisse a qualcosa oltre che a placare la mia coscienza.

Ecco, no, mi sbagliavo. Non è bastato, non basterà.

Questa percezione, questo senso di impotenza, mi è rimasto dentro e mi ha portato ad essere ancora più attento ai fenomeni che stiamo vivendo.

Forse non sempre ce ne rendiamo conto, ma stiamo vivendo un periodo davvero straordinario. Durante quest’anno sono successe tante cose, alcune davvero incoraggianti. Per me la più importante è che i temi del cambiamento climatico e dell’impatto dell’uomo sul nostro ecosistema sono diventati incredibilmente popolari. Greta Thunberg è ormai un’icona globale, ben al di là dei suoi effettivi meriti, il tema del surriscaldamento è sulla bocca di tutti, per dirla con uno slogan, la sostenibilità ambientale è diventata pop.

Osservo milioni di ragazzi in tutto il mondo, comprese le mie figlie, partecipare alle manifestazioni del #FridaysForFuture, ammiro la spinta ideale che li porta a protestare e (speriamo) un po’ alla volta a interrogarsi sui loro stili di viti. Li ammiro e tifo per loro, seppur con lo sguardo sconsolato di chi non ha più quella carica, forse perché troppo vecchio o ormai disilluso.

Mi interrogo su quale possa essere il mio ruolo ed alcune cose credo di averle capite.

  1. Fare finta di niente, tanto sono problemi più grandi di noi” è dannatamente comodo. Ma non ce lo possiamo più permettere.
  2. L’esempio del singolo non basta, ma è necessario per farlo diventare plurale. Anche se il mondo non va come credo, non è un buon motivo per rinunciare. Non sarò fatto per andare in piazza, questo non significa che mi devo arrendere.
  3. Lamentarsi è inutile, praticare esempi positivi è l’unica via. Tanti piccoli gesti possono fare tanto, e soprattutto possono essere contagiosi. Se trovo una lattina in un bosco, la raccolgo, e la riciclo. I comportamenti virtuosi portano imitazione.
  4. Nel mio piccolo, sono un comunicatore. Nell’ultimo anno sono stato parecchio zitto. Sto cercando la mia strada, il mio piano editoriale. Se questo sito è uscito con un anno di ritardo, è anche per quello. Ecco, ci voglio provare, a cercare un modo di raccontare la sostenibilità ambientale con le parole, le azioni giuste ed i progetti giusti.
  5. Impegnarmi nella vita privata non mi basta più. Come professionista sento il dovere di scegliere. Sto cercando di focalizzare la mia attività su progetti che condivido, progetti dove la sostenibilità ambientale sia al centro. Non è una cosa immediata, e devo comunque sempre pensare a pagare il mutuo, ogni mese. Non sempre capitano progetti come questo, ma devo continuare a cercarli, e scegliere, e rifiutare i progetti che non condivido.

La crescita del movimento giovanile e la sensibilizzazione globale sono solo un primo passo che, ovviamente, non basterà. Per quanto Greta Thunberg sia andata a parlare all’ONU, quelli hanno fatto spallucce e nulla è cambiato. Continuando così è inevitabile che gli effetti dei cambiamenti climatici si facciano  sempre più tangibili per tutti noi, e colpendoci ci coinvolgano. E ci spingano a fare le due sole cose che contano: modificare gradualmente i nostri stili di vita e fare pressione sociale sui decisori di questi processi globali (le aziende e la politica).

A me è capitato con Vaia. Mi piacerebbe che capitasse a tutti noi, a ognuno con la propria sensibilità. E chissà che non riusciamo a evitarla, la prossima Vaia.

https://www.facebook.com/legnotrentino/videos/436338053674828/

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